Internazionalizzazione: le regole, i problemi e gli elementi dell’interfaccia da non trascurare

Internazionalizzazione e traduzione

Dopo aver parlato dell’internazionalizzazione e dei relativi parametri, concludiamo questa settimana il discorso sull’internazionalizzazione parlando di alcune regole e problemi di questa fase. Conoscete l’argomento? Ne avete sentito parlare? Vi invito a continuare leggendo per scoprire tutto pian, piano.

Una delle prime regole dell’internazionalizzazione è la separazione di testo e codice: tutto ciò che è visibile all’utente deve trovarsi in file appositi, i file di risorse (resource files con estensione .RC o .DLG); i vantaggi di questa gestione sono molteplici, ad esempio il traduttore non rischia di modificare il codice, poiché lavora solo nei file di risorse; e ancora, la gestione di un unico file di codice sorgente è più semplice e meno costosa dal punto di vista dei test. Quindi si può affermare che tutti i parametri da internazionalizzare, insieme al testo e agli elementi visibili all’utente vanno posti in appositi file: in questo modo i file RC possono essere modificati continuamente in tutte le lingue desiderate, mentre il codice resterà integro in file appositi.

Insieme alla regola appena descritta, un altro fattore che spesso viene trascurato da chi internazionalizza per la prima volta è la gestione dell’espansione del testo; è noto a tutti come l’inglese sia una lingua abbastanza sintetica rispetto a italiano, spagnolo, francese e tedesco. Per questo, molte volte la traduzione delle stringhe diventa problematica e il nuovo testo viene troncato, non avendo spazio sufficiente nella finestra; per evitare ciò, nel corso degli anni, il settore ha cercato delle soluzioni come l’uso di abbreviazioni o l’utilizzo di termini più sintetici possibile. Un esempio dell’abbreviazione dei termini è l’uso del simbolo “?” nella barra dei menu di qualsiasi applicazione: se in inglese esiste il termine help, molte lingue, avendo occupato già molto dello spazio disponibile nella barra, utilizzano, al posto della traduzione di “help”, il punto interrogativo, molto più sintetico. Oggi tuttavia si tende a considerare il problema a priori, sviluppando un prodotto che contenga spazio sufficiente per l’espansione, anche se molte volte in fase di localizzazione è ugualmente necessario un piccolo ridimensionamento di finestre o menu.

Internationalization and localization

Tra gli ultimi aspetti prevalentemente tecnici da affrontare nell’internazionalizzazione c’è la questione delle stringhe concatenate, cioè l’unione di stringhe per formarne una più lunga. Per spiegare la concatenazione ricorriamo alla definizione di Microsoft:

To join sequentially (for example, to combine the two strings “hello” and “there” into the single string “hello there”).  

Il problema fondamentale è che la struttura della frase e la  flessione dei termini cambiano nelle diverse lingue, non permettendo così una gestione automatica che invece nell’inglese è estremamente pratica in quanto permette un riutilizzo delle stringhe e quindi risparmio in termini di memoria e di traduzione. Al momento i problemi di significato e concordanza sembrano difficilmente risolvibili, da cui deriva l’indicazione di non utilizzare stringhe concatenate se si prevede una possibile localizzazione del prodotto.

Per quanto riguarda gli aspetti più legati all’interfaccia bisogna ricordare l’internazionalizzazione di:

  • testo;
  • grafica e icone;
  • progettazione (sito Web).

L’internazionalizzazione del testo è spesso fortemente trascurata, in quanto si ritiene che il testo inglese sia adatto a un pubblico internazionale e che la localizzazione gestirà i gusti culturali specifici; in realtà questo è un grosso errore dal punto di vista comunicativo: se non si prepara un testo di base globale, la localizzazione diventerà di certo più complessa. Tuttavia, scrivere per un pubblico internazionale non è di certo semplice, poiché comporta l’uso di frasi brevi e molto chiare, un utilizzo corretto della punteggiatura e soprattutto l’eliminazione di frasi gergali, acronimi, metafore e battute. L’uso di un testo sintetico e chiaro, anche se non bellissimo dal punto di vista stilistico, non solo è comprensibile anche a un utente non madrelingua, ma soprattutto è molto facile da tradurre. A questo proposito, molte aziende utilizzano il cosiddetto controlled language, cioè un sottoinsieme di un linguaggio naturale che viene adoperato per la stesura di documentazione tecnica; questo linguaggio è costituito da una serie di frasi approvate, una grammatica specifica ed espressioni da evitare, ma, se all’inizio è abbastanza difficile da utilizzare, poi facilita la traduzione, poiché i testi sono coerenti e non ambigui.

controlled language

Un’altra importante fase dell’internazionalizzazione di un prodotto è la separazione di testo e grafica; in questo modo è più facile gestire le immagini, poiché altrimenti la loro localizzazione andrebbe curata in programmi di grafica avanzata, richiedendo così competenze e spese aggiuntive. Se il testo deve essere associato all’immagine è sufficiente inserirlo in box appositi che siano però scindibili dalla grafica. Oltre alla separazione dal testo, le immagini non devono essere legate a una cultura specifica, per cui è consigliabile evitare parti del corpo, animali, monumenti e simboli religiosi o politici. Infatti, l’uso di immagini adeguate è molto importante, poiché la comunicabilità di qualsiasi rappresentazione dipende dalla presenza di un contesto condiviso tra mittente e destinatario, affinché i segni siano interpretati in una logica simile a quella in cui erano stati codificati; se invece i contesti culturali sono diversi si rischia che il messaggio non sia compreso o peggio frainteso e risulti così offensivo per chi lo riceve.

mittente e destinatario

Infine, un aspetto peculiare dell’internazionalizzazione del Web riguarda il concetto di multiutenza: nel mondo della Rete, ogni utente è diverso e non si può più dare per scontato l’ambiente tecnico (sistema operativo, tipo di computer, etc.), la lingua e il locale del navigatore. Inoltre, nel Web, la regola base della distinzione fra codice e testo è spesso trascurata, poiché l’HTML mescola testo e script; per risolvere questo problema che è estremamente rischioso per l’integrità del codice, non esistono ancora soluzioni definitive, ma si tende a far ricorso in maniera massiccia ai commenti per indicare al traduttore dove agire, oltre all’uso di file esterni che contengano il testo e siano in seguito richiamati nel file principale tramite il comando INCLUDE.

Un aspetto peculiare dell’internazionalizzazione del Web riguarda il concetto di multiutenza: nel mondo della Rete, ogni utente è diverso e non si può più dare per scontato l’ambiente tecnico la lingua e il locale del navigatore.

Una volta superata questa importantissima fase di internazionalizzazione del prodotto non ci resta che passare alla fase di localizzazione vera e propria. Vi aspetto la prossima settimana!!

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