Documentazione multilingue: verso la traduzione… e oltre!

Documentazione e traduzione

Sono in molti fra gli operatori del settore linguistico a non accettare l’uso del termine localizzazione quando questa ha come oggetto la documentazione perché si ritiene che non esistano aspetti tecnici da gestire e che si tratti di una pura e semplice traduzione; forse questo concetto non era del tutto errato finché la traduzione era svolta solo sovrascrivendo il testo originale, ma oggi il testo è soggetto a procedure complesse di elaborazione intrinsecamente legate alle altre fasi del ciclo di globalizzazione.

La localizzazione della documentazione include inoltre prodotti di vario genere, non solo manuali on–line, guide di installazione e d’uso, ma anche etichette e materiale pubblicitario, due tipologie di testi ben diversi sia in termini di software utilizzati (i prodotti cartacei e on–line si ottengono con Microsoft Word e Adobe FrameMaker, mentre il materiale secondario si produce con Quark XPress, Indesign e Illustrator) sia – come vedremo in seguito – di competenze del traduttore.

I manuali sono in genere composti da una serie di file ognuno dei quali include un capitolo e un file master (book file) che è utilizzato per la generazione automatica di sommario, indice e riferimenti incrociati. Per tradurre questo tipo di file e non cancellare inavvertitamente elementi importanti è necessario attivare la visualizzazione dei caratteri nascosti; inoltre per importare il testo in una memoria di traduzione bisogna convertirlo in un formato compatibile come MIF.

Tra gli elementi più complessi da gestire nella traduzione di un manuale troviamo:

  • intestazioni e note, che sono visibili solo attivandone esplicitamente la
  • visualizzazione; per questo motivo spesso se ne dimentica l’esistenza e quindi la traduzione;
  • marcatori d’indice, che sono contrassegnati nell’editor utilizzato tramite simboli o lettere; Word utilizza ad esempio le lettere “XE”, mentre FrameMaker una “T”. La traduzione dei termini che formeranno l’indice è un’operazione piuttosto problematica in quanto, indipendentemente dalla parola usata nella lingua di partenza, bisogna scegliere un equivalente che sia significativo per l’utente soprattutto dal punto di vista della ricerca; inoltre bisogna evitare duplicati di questi termini e far confluire in un unico caso, genere e numero di uno stesso termine;
  • riferimenti incrociati, da gestire con cautela: se è vero che si aggiornano automaticamente, bisogna anche considerare anche la parte del testo che li precede.

Dopo che i capitoli sono stati tradotti ed eventualmente riconvertiti nel formato di partenza, i file sorgenti vanno sostituiti da quelli localizzati; inoltre, tramite la rigenerazione del file master, si aggiornano sommario, indice e riferimenti. Da non dimenticare infine che la documentazione, soprattutto se consistente, può anche essere scritta in SGML o XML, facilitando così la creazione di un output in molteplici formati, dato che questi linguaggi sono basati sulla separazione fra contenuto e presentazione; al fine di tradurre la documentazione in questi formati è quindi necessario esportare il testo ed eventualmente importarlo in un CAT, mentre i file DSSSL e DTD vanno lasciati inalterati. Risulta quindi evidente come il traduttore debba avere anche competenze informatiche per gestire uno strumento più complesso rispetto a un semplice documento Word.

Per quanto riguarda il materiale secondario, la caratteristica principale di questa tipologia di documentazione è la presenza di un gran numero di immagini a scapito del testo; tuttavia, sebbene i termini non siano numerosi, è fondamentale una traduzione di alta qualità, data la natura pubblicitaria del messaggio. Dal punto di vista linguistico, la gestione di questo tipo di materiali è certamente una delle sfide più grandi per un traduttore, poiché presuppone un’ottima conoscenza della lingua di partenza e d’arrivo, ma anche di entrambe le culture per essere in grado di mantenere, ad esempio, giochi linguistici o analogie culturali; a questo bisogna inoltre aggiungere una profonda conoscenza delle qualità del prodotto che si vuole vendere e uno stile traduttivo appropriato. Si parla in questo caso di una vera e propria transcreation, in cui il messaggio espresso nella lingua di partenza viene creato ex-novo nella lingua d’arrivo per ottenere lo stesso effetto.

Per saperne di più sulle differenze fra traduzione, localizzazione e transcreation vi segnalo un articolo tratto dall’utilissimo sito web di Alessandra Vita e vi lascio con una domanda: pensate che la transcreazione possa essere in un certo senso vista come una localizzazione estrema? Aspetto le vostre opinioni nei commenti!

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